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Autismo e spiritualità / Olga Bogdashina






Il libro [0] costituisce un’utile introduzione con una ricca bibliografia alle esperienze spirituali, viste dal punto di vista psicologico, esperienza a cui diverse persone autistiche sembrano particolarmente propense a cagione della loro neurologia.

Non è il mio caso - come si dice in ebraico, "Qatonti = Son troppo piccolo".

Spiacevole purtroppo è quello che si trova a pagina 137 dell’edizione italiana:
[Note al Capitolo 7. ‘La personalità autistica’]
(…) 

7. Questo è il motivo per cui a volte [il DNP – Disturbo Narcisistico di Personalità] è mal diagnosticato negli adulti come autismo o sindrome di Asperger: ‘in superficie i comportamenti’ appaiono molto simili. 

8. Non molte persone vogliono l’etichetta di DNP e quando vi è la possibilità di collocarsi sotto l’ombrello dello spettro autistico, molti colgono l’opportunità. Data l’attuale tendenza (piuttosto sfortunata) a diagnosticare la sindrome di Asperger in modo predefinito o a farsi la diagnosi per conto proprio, non pochi individui affetti da DNP hanno afferrato il distintivo di autismo con entrambe le mani, annunciando con orgoglio ‘noi autistici’ e cominciando una lotta contro ogni commento negativo nei confronti del loro ‘autismo’. 

9. Differenze tra individui con sindrome di Asperger e quelli con DNP sono:
(…) 

  • Gli individui con sindrome di Asperger mostrano empatia e simpatia per gli altri mentre le persone con DNP sono ‘cieche’ rispetto al male che infliggono agli altri, sono in missione (qualunque essa sia): per ‘salvare il mondo’/‘difendere gli autistici’ da ‘persone normali prive di etica’ o da altri ‘autistici (meno importanti)’, ecc.

(...)

Dal punto di vista strettamente psichiatrico, l'osservazione di Olga Bogdashina è valida - esistono gli errori di diagnosi, e ci sono pazienti che cercano di fuorviare il loro psichiatra.

Ma non bisogna confondere le popolazioni cliniche con i gruppi politici.

Se io devo condurre uno studio sulle persone Asperger, ho il dovere di reclutare solo soggetti diagnosticati con rigore, altrimenti lo studio diventa inconcludente oppure porta a conclusioni errate – con gran perdita di tempo e denaro.

Ma se nasce un gruppo politico il cui scopo è promuovere i diritti delle persone autistiche (o la neurodiversità in generale), la diagnosi che merita chi gli appartiene è irrilevante, perché ad un gruppo politico aderisce chi, a giudizio di chi ne fa già parte, condivide in modo convincente la narrazione che lo costituisce, ed è capace di promuovere il programma politico in essa contenuto.

Esempi chiari sono Garibaldi, detto “L’eroe dei due mondi” perché non combatté solo per la libertà d’Italia, ma anche per l’indipendenza del Rio Grande do Sul dall’Impero brasiliano, e Lord Byron, morto mentre stava per unirsi agli insorti greci contro l’Impero ottomano. Il primo non era sul-riograndese, il secondo non era greco, ma nessuno negò loro il diritto di unirsi ai due popoli contro i loro nemici.

Chi crede che esistano condizioni obbiettive per l’appartenenza ad un gruppo politico, si ripassi Ernest Renan, che già nella conferenza del 1882 “Che cos’è una nazione?” ([3]), spiegava che:
L’esistenza di una nazione è (mi si perdoni la metafora) un plebiscito di tutti i giorni, come l’esistenza dell’individuo è un’affermazione perpetua di vita.
Quello che dice Renan vale per tutti i gruppi sociali e politici, e la frase citata è preceduta in quel discorso di Renan dalla sistematica demolizione di tutti i tentativi di basare il concetto di nazione su una base obbiettiva; come dice egli stesso:
L’uomo non è schiavo né della sua razza, né della sua lingua, né della sua religione, né del corso dei fiumi, né della direzione delle catene montagnose.
L’Autistic Self-Advocacy Network americana ([4]), di cui mi onoro di esser socio, lo ha capito benissimo, ed ha per motto
Nothing about us without us = Niente che ci riguardi senza di noi
ovvero parte dagli autistici, ma non si limita a loro – ed infatti accetta gli “allistici” (non autistici) come soci, anche se a loro fa pagare il doppio di quota sociale.

Mi è stato fatto notare che narcisisti e borderline sono una dannazione per tutti i movimenti politici di cui vengono a far parte, per cui sarebbe molto opportuno tenerli alla larga - quello che diceva Otto Kernberg del "narcisismo maligno" è un monito da tener sempre presente.

Posso però dire per esperienza che nessun movimento politico o religioso ha mai preso sul serio una diagnosi psichiatrica; ed esigerla metterebbe paradossalmente in imbarazzo alcune persone Asperger, una delle quali un giorno mi ha detto (pressappoco):
Un mio congiunto è autistico e sono il suo amministratore di sostegno. Sono convinto di essere Asperger, sia per i test online che ho fatto, sia per quello che noto nel mio comportamento. Ma se mi facessi diagnosticare ufficialmente rischierei di perdere sia il lavoro che il ruolo di amministratore di sostegno. Non lo farò mai.
Se un movimento politico vuole evitare le persone "negative", non può fare altro che mettere alla prova chi vuole aderire. E tener presente che il livello di funzionamento (lo ricordava sempre Otto Kernberg) non è sempre legato al livello della psicopatologia - un narcisista funziona meglio di un ossessivo, ma è molto più pericoloso. Quindi le "prove" vanno scelte con oculatezza, e l'onestà deve essere privilegiata al profitto.

Olga Bogdashina teme che le associazioni di persone autistiche diano un'immagine sbagliata degli autistici? Signori miei, iscriversi ad un'associazione del genere non certifica assolutamente nulla, anche a tutela di chi è indubbiamente autistico!

Se un'associazione accettasse solo autistici diagnosticati, trasformerebbe il suo libro soci in una raccolta di dati sensibili da blindare con mezzi sofisticati e costosi - meglio usarli per cose più importanti.
 
Il movimento per i diritti degli autistici (o per la neurodiversità) fa cose sbagliate o che comunque non piacciono ad Olga Bogdashina? Siamo qui per ascoltarla – impermeabilizzarsi alle critiche non fa bene a nessuno.

Non piace ad Olga Bogdashina l’orgoglio Aspie? Se ne faccia una ragione – l’orgoglio è servito alle persone LGBTQIA+ per superare la stigmatizzazione connessa alla loro condizione.

Serve anche alle persone nello spettro autistico, purché si accompagni alla coscienza delle proprie limitazioni, ed all’impegno a non pensare solo a se stessi, ma a tutta la società.

Raffaele Yona Ladu
Ebre* umanista gendervague

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